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| Isola di La Maddalena | |
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Informazioni Regione: Sardegna Provincia di: Olbia Tempio Zona: Insulare Popolazione: 11.464 abitanti Codice di Avviamento Postale: 07024 Prefisso Telefonico: 0789 (Tel. 73.../72.../79...) Codice Istat: 104012 Codice Catasto: E 425 Numero delle famiglie residenti: 4.795 Numero delle abitazioni: 7.788 Santo Patrono: Santa Maria Maddalena Festa Patronale: 22 Luglio Denominazione abitanti: Maddalenini |
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Da quasi cinquant'anni i maddalenini vivevano senza la base militare della Marina, in una condizione periferica rispetto alla loro vocazione: la maggior parte degli uomini era imbarcata, per anni lontano da casa, e i residenti si riducevano a donne e bambini, pensionati e pescatori. V'era un distaccamento militare presso i vari forti costruiti nel 1850, qualche nave da guerra di piccolo tonnellaggio e un modesto traffico mercantile. Dalla metà del secolo, la popolazione si era stabilizzata sulle 1800 unità con piccole variazioni in più o in meno. Gravava sull' arcipelago il destino di una dipendenza da uno stato lontano, non più percepibile nulla presenza delle sue strutture; e di ciò gli abitanti si lamentavano. L'elezione a propria residenza che Garibaldi ne fece, portò alle isole il confronto di un frequente movimento di visitatori e quello morale di averlo compaesano. ma non risolveva affatto il problema di dare alla cittadina la linfa vitale di una attività propria. Nel 1860, anche a seguito dei grandi lavori di fortificazione militare eseguiti dieci anni prima, il granito fu "scoperto" come importante materia prima e risorsa economica, e ne fu avviata l'estrazione con metodi ancora primitivi a Cala Francese. Ma per ricavarne utili interessanti, data la durezza del lavoro, occorrevano mezzi meccanici d'avanguardia e molta manodopera. Dieci anni più tardi la Banca di Costruzioni di Genova prese in concessione le cave per un trentennio: si trattava di tutta l'area compresa tra Nido d'Aquila e Cala Francese. L'impresa fu impiantata in grande stile: si costruì nella cala la palazzina della direzione, un grande edificio dormitorio per gli operai, un pontile di imbarco del materiale; si misero in atto moderni mezzi di sollevamento e di trasporto; si reclutarono operai specializzati soprattutto in Toscana, Emilia e Liguria. Le prime grosse commesse di blocchi granitici furono spediti per la costruzione di palazzi e la pavimentazione stradale di Genova. Dopo qualche anno la banca genovese, per dissesti finanziari, dovette recedere dalla concessione, che fu assunta dall'inglese ingegner Bertlin: Costui non aveva mezzi adeguati per finanziare una simile impresa, ma in compenso era dotato di grande intraprendenza commerciale e sostanziosi appoggi e conoscenze a Roma. Perciò lo splendido granito di La Maddalena andò ora ad abbellire la città eterna: il ponte Palatino, le spallette del lungotevere, il palazzo della Borsa. A Napoli fu fornito il materiale per grandi edifici; a Taranto per il bacino di carenaggio. L'Ingegner Bertlin morì nel 1897 e il primo maggio 1898 la concessione delle cave passò alla società F.lli Mercenaro e Grondona di Genova che diede nuovo respiro alla tecnica di lavorazione e un impulso anche alla vendita. |
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Ci si rese conto infatti che il granito maddalenino non aveva confronto per qualità e durezza nel Mediterraneo ed era secondo nel mondo soltanto ai già famosi graniti di Scozia e di Norvegia. Nel 1901 veniva perciò fondata la Società Esportazione Graniti Sardi che promosse la vendita in molti paesi mediterranei e d'oltreatlantico. L'area di lavorazione venne portata a 170.000 mq, con una potenzialità di estrazione di tre milioni mc di granito; ogni giorno ne partivano da Cala Francese circa 350 tonnellate. Sempre verso la fine dell' ottocento si aprì la cava di Villamarina a Santo Stefano, anch'essa fornitrice di una pietra di ottima qualità. Tra gli impieghi, il granito dell'arcipelago si prestava ottimamente alla statuaria e servì per monumenti a De Lesseps sul canale di Suez e a De Gusmau, pioniere dell'aviazione a Santos. La storia delle cave si arresta alla seconda guerra mondiale quando, per l'eccessiva incidenza dei costi di trasporto, esse vennero abbandonate improvvisamente; ed oggi è impressionante aggirarsi tra gli scheletri rugginosi delle gru, dei carrelli, dei binari, lasciati in sito com'erano nell'ora esatta in cui l'ultimo operaio cessò quel durissimo lavoro. A Villamarina è rimasta incompiuta la colossale statua in memoria di Costanzo Ciano, già tutta ben lavorata dagli scalpellini, quale il fascismo la voleva erigere a Livorno. Il busto del gigante è sistemato a terra, candido, il capo ricoperto dalla berretta cerata tipica dei marinai, qua e la lo circondano i pezzi del corpo che non verrà mai completato. Gli scalpellini delle cave non erano nativi del luogo e mai i maddalenini ne assorbirono il mestiere, votati com'erano e come sono all'arte marinaresca. Anche la manovalanza veniva nella stragrande maggioranza dal continente e, tra questa molti erano gli uomini che a La Maddalena trovarono il luogo lontano ove eclissarsi dagli occhi delle autorità per i loro trascorsi politici, specie anarchici e comunque rivoluzionari. |
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Fu questo un fattore
di turbolenza nell'assetto sociale dell'isola: gli abitanti non
incorporarono i nuovi venuti, ma il malumore per l'assenza di
prospettive marinare crebbe e in fine si espresse in dispute
interne. Lo scrittore Flavio Sartori in un suo libro su Caprera e l'Eroe dei Due Mondi pubblicato nel 1888, annota che "i maddalenini si abbandonarono alle questioni interne e spesso, divisi in partiti, si fecero delle guerricciole per interessi di amministrazione comunale od ingerenze consimili; non rinunziando però mai alla speranza che qualche cosa si sarebbe pur fatto per migliorare la sorte del loro piccolo comune che in verità non si trovava in floride condizioni". A fronte di queste litigiosità era andata però formandosi, certamente anche per l'influsso positivo della presenza di Garibaldi, la tendenza all'aggregazione sociale cosciente: nel 1881 fi fondata a La Maddalena la Società di Mutuo Soccorso, aperta a uomini e donne di qualsiasi condizione e ceto sociale. Ho rilevato tra i soci fondatori le seguenti qualifiche: ufficiale in ritiro, fabbro ferraio, marittimo, donna di casa, muratore, agricoltore, pensionaria, proprietaria, fanalista, pensionato, negoziante. Nella prefazione dell'atto costitutivo è dichiarato lo scopo di: "Tracciare all'uomo la via di poter porgere aiuto al suo simile senza degradarne la dignità". Perciò la parte intelligente di questo scoglio, stabilì di fondare una Società allo scopo di poter soccorrere il socio che l'avversaria fortuna dei tristissimi tempi in cui si correva lo aveste posto in condizione di abbisognare. |
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| La Maddalena oggi. | |
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L'isola di La Maddalena è in condizione di perenne sovrapolamento, anche tenendo conto delle limitate strutture di servizio e ancor più della mancanza di risorse primarie locali; se poi si considera il dato della stagione turistica, l'isola soffre di una vera e propria asfissia da sovrapopolamento, superando di gran lunga l'indice di densità della disastrata provincia di Napoli. Impressionante il raffronto con la densità di popolazione delle due province sarde di Cagliari e Sassari e si spiega in parte prece, sia il capoluogo di provincia sia la capitale regionale, non si siano neppure rese conto, forse per mancanza di esperienza, di questo fenomeno aberrante. Fenomeno che come si può constatare dalla tabella "storica", ha inizio nel 1891 con la seconda destinazione di La Maddalena a base militare marittima, e diventa clamoroso dopo la concessione fatta agli Americani per la base di sommergibili nucleari. I guasti più gravi di tale situazione sono due: il soffocamento e la conseguente morte della cultura e della tradizione locale, oppressa da culture e nonculture esterne, provvisorie e in continua rotazione; l'inevitabile e inarrestabile degrado del territorio e dell'ambiente naturale. La componente demografica più dannosa e certamente quella americana, sia perché è stanziale, sia perché non è assorbita completamente dalla popolazione. |
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La componente militare italiana non solo non è dannosa, ma fu la ragion d'essere stessa della comunità maddalenina. Tuttavia il contributo economico che essa da all'isola, un tempo esclusivo e determinante, e oggi secondario rispetto all'enorme apporto del turismo; pertanto i vincoli e i rapporti fiduciari tra popolazione e Marina sono andati allentandosi dopo gli anni '70, fino a scadere a semplici questioni sindacali e assistenziali. La Maddalena non riesce più a far cultura del suo matrimonio con le belle navi. Quanto alla componente turistica, deve essere considerata per l'enormità del suo numero nei mesi estivi e per il conseguente impatto economico e logistico che esercita sui residenti. Va detto che l'invasione di luglio-agosto e settembre e uno degli elementi destabilizzanti primari, soprattutto perché assolutamente incontrollata, lasciata all'arbitrio dei singoli operatori o dei singoli turisti. Durante quei tre mesi e durante il mese prima e due mesi dopo, i maddalenini sono concentrati su tre soli obbiettivi: prepararsi a servire quanti più turisti possibile, riposarsi e recuperarsi dopo l'assalto. Dunque per sei mesi all'anno il ritmo di un ordinato e coordinato vivere civile e sospeso per la superiore esigenza della speculazione. Tutte le attività tradizionali sulle quali questa comunità e nata e quelle che di tempo in tempo emersero prima dell'ultima guerra sono state posposte e condizionate al turismo: così abbiamo visto per la marina; così è per la pesca, che negli ultimi vent'anni si è ridotta a un terzo per la conversione dei natanti in barche da diporto; così e per il commercio, che qui e sovradimensionato e comunque sproporzionato al numero dei residenti; ma i negozianti guadagnano tanto nei tre mesi della bagarre estiva da potersi permettere di tenersi i negozi semivuoti per il resto dell'anno. Una delle caratteristiche di base del decadimento culturale e strutturale di La Maddalena e che sempre più qui tutti fanno di tutto: ogni individuo in età lavorativa svolge dalle due alle quattro attività. e nei bilanci delle famiglie vi sono sempre, come minimo, due voci di entrata, la pubblica amministrazione e il turismo nelle sue numerose implicazioni. Ciò ha determinato il progressivo scadimento della professionalità e di conseguenza delle rappresentanze civili e culturali. Ne è risultata la grave instabilità e l'inconcludente delle amministrazioni comunali, l'alternarsi caleidoscopio di sindaci e raggruppamenti incapaci di governare l'arcipelago, nella confusione di interessi contrastanti. Il concetto di "cosa pubblica" è stato smarrito. L'arcipelago maddalenino non è l'unico in queste condizioni: un analogo malessere sociale accompagnato da grande ricchezza economica si riscontra nelle Eolie, nelle Egadi, nell'isola di Capri, a Ponza. M qui c'è di anomalo la compresenza di due grandi basi militari che si mischiano e interagiscono in forme talvolta grottesche con il business del turismo; basi che, come si è detto, concorrono a portare i livelli demografici a soglie da collasso, senza contribuire all'assetto culturale della comunità. E torniamo quindi alla riflessione iniziale sulla capienza demografica delle isole minori: è un aspetto che non è mai stato considerato in passato perché il problema non si poneva; c'era una sorta di autolimitazione ecologica delle popolazioni, grazie al fatto che si viveva soltanto delle risorse primarie; quando pesca e agricoltura non potevano più sfamare gli abitanti, si apriva automaticamente la valvola dell'emigrazione. Oggi il mondo è cambiato. Si vive del terziario e di certe servitù economiche, politiche o militari. Ma sarebbe, anzi è un errore madornale credere che non sia più necessaria l'autolimitazione ecologica, specialmente negli ambienti limitati per definizione quali sono le isole. I risultati di tale errore sono già sotto gli occhi di qualsiasi persona ragionante, per quanto concerne il degrado ambientale; maggior acume e senso di responsabilità richiede invece la valutazione delle conseguenze socio-culturali, benché decine di libri dei massimi ricercatori mondiali ne segnalino la gravità da almeno un quarantennio. |
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La Marina Militare. Il destino, la vocazione vera e il seme culturale di queste isole meravigliose isole intermedie è la navigazione, è la virtù marinara. Ogni volta che l'espressione massima di tale virtù, cioè la Marina Militare si è allontanata dalla rada di La Maddalena, l'isola e i suoi abitanti sono piombati nella crisi più nera. Non si dimentichi che la natura granitica non consente alcuna forma economica valida di agricoltura. Una simile crisi, forse la più grave della sua storia, colpì l'Arcipelago dopo l'ultima guerra, quando il trattato di pace impose all'Italia, su richiesta della Francia, lo smantellamento della base navale di La Maddalena; a seguito di ciò, l'Ammiragliato venne trasferito a Cagliari, l'arsenale fu chiuso e la popolazione restò abbandonata a se stessa, obbligata a una e massiccia e amara emigrazione. Tuttavia la Marina intraprese, non appena le severe imposizioni internazionali lo consentirono, una serie di iniziative di recupero della sua presenza nell'importante scacchiere operativo del nord Sardegna: nel 1949 trasferì da Venezia a La Maddalena la Scuola Meccanici e poco dopo da Porto Ferraio la Scuola Nocchieri; nel 1951 riprese a funzionare, sia pure con mansioni molto limitate l'Arsenale. |
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Tra il '64 e il '66, come conseguenza dell'entrata dell'Italia nel sistema difensivo NATO, la zona marina tra Olbia e La Maddalena venne inclusa nella sfera di interessi delle forze navali americane. L'isola di Tavolara fu in gran parte espropriata per costruirvi una potente antenna radio, mentre una vasta parte dell'isola di Santo Stefano, sulla costa di levante, di fronte a Caprera, venne destinata a base di appoggio per i sommergibili nucleari statunitensi e se ne iniziarono i lavori di allestimento. Era il primo passo della presenza nucleare americana nell'arcipelago che scateno una lunga serie di reazioni, probabile causa della decisione presa dallo stato italiano nel 1978 di riportare a La Maddalena la sede de Comando Militare Marittimo autonomo della Sardegna, cioè l'Ammiragliato. Ciò determinò anche un ristabilimento dell'assetto socio economico della comunità maddalenina: furono potenziate le Scuole Allievi Sottufficiali della Marina Militare; si provvide a disporre una rete di rilevatori automatici fissi per il controllo continuo del livello di radioattività in aria, sia presso il comando, sia a Guardia Vecchia, all'arsenale e nelle isole di Santo Stefano e Caprera periodicamente. Tramite il CAMEN furono eseguiti controlli sull'acqua, sulla flora e sulla fauna marina; si formalizzò infine la collaborazione al lavoro del laboratorio fisso della provincia di Sassari, coordinando e garantendo così il complesso dei controlli |
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Porto Massimo |
I Sindaci dell'Isola:
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1) |
Elindo Balata |
D.C. |
1946 - 1947 |
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2) |
Giuseppino Merella |
D.C. |
1947 - 1952 |
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3) |
Renzo Larco |
Lista Civica P.C.I. P.S.I |
1952 |
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4) |
Salvatore Vicentelli |
Lista Civica P.C.I. P.S.I |
1952 |
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5) |
Dr. Castellana |
Prefettura Sassari |
1952 |
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6) |
Antonio Carbini |
D.C. |
1953 |
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7) |
Dr. Pietro Ornano |
D.C. |
1953 - 1957 |
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8) |
Dott. Francesco Susini |
D.C. |
1957- 1958 |
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9) |
Prof. Stefano Cuneo |
D.C. |
1958 - 1959 |
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10) |
Dr. Giovanni Battista Fabio |
D.C. |
1958 - 1960 |
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11) |
Dott. Francesco Susini |
D.C. |
1960 |
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12) |
Salvatore Zuncheddu |
D.C. |
1960 - 1961 |
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13) |
Dr. Isoto Tramoni |
D.C. |
1961 -1965 |
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14) |
Dr. Pietro Vasino |
D.C. |
1965 -1966 |
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15) |
Dr. Pietro Vasino |
D.C. |
1966 |
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16) |
Dr. Pietro Vasino |
D.C. |
1966 -1968 |
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17) |
Cav. Giuseppe Deligia |
D.C. |
1968 - 1971 |
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18) |
Cav. Giuseppe Deligia |
D.C. |
1971 -1976 |
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19) |
Sig. Gavino Canopoli |
D.C. - P.S.I. |
1976 - 1977 |
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20) |
Sig. Gavino Canopoli |
D.C. - P.S.I. |
1977 - 1981 |
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21) |
Maestro Romeo Armellini |
D.C. - P.S.D.I. |
1981 - 1983 |
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22) |
Cav. Giuseppe Deligia |
D.C. - P.C.I. - P.S.I. - P.S.D.I. |
1983 |
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23) |
Cav. Giuseppe Deligia |
D.C - P.S.I |
1983 - 1985 |
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24) |
Avv. Antonio Fonnesu |
D.C. P.C.I. |
1985 - 1987 |
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25) |
Avv. Antonio Fonnesu |
D.C- P.C.I - P.R.I. - P.S.d.Az |
1987 - 1988 |
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26) |
Dr. Serra |
Prefettura Sassari |
1988 |
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27) |
Dr. Francesco Del Giudice |
P.R.I. - P.C.I. - P.S.I. - P.S.D.I. |
1989 -1990 |
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28) |
Angelo Comiti |
P.C.I |
1990 |
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29) |
Dr. Pietro Dettori |
D.C. _ P.S.I. - P.R.I. - P.S.D.I. |
1990 - 1991 |
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30) |
Cav. Giuseppe Deligia |
D.C. _ P.S.I. - P.C.I. |
1991 -1992 |
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31) |
Dr. Giovanni Meloni |
Prefettura Sassari |
1992 - 1993 |
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32) |
Sig. Roberto Brocca |
D.C. _ P.D.S. - P.C.I. - P.R.I. |
2993 - 1994 |
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33) |
Dr. Farci |
Prefettura Sassari |
1994 |
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34) |
Sig. Pasquale Serra |
Unità Isolana |
1994- 1997 |
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35) |
Dr. Meloni |
Prefettura Sassari |
1997 |
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36) |
Sen. Mario Birardi |
Ulivo per La Maddalena |
1997- 2002 |
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37) |
Dr.a Rosanna Giudice |
Uniti per La Maddalena |
2002 |
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38) |
Dr. Portelli |
Ministero dell'Interno |
2005 |
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39) |
Angelo Comiti |
Isole d'Europa |
dal 2005 |